Isola di Kos, tra incanto e disillusione

La mia vacanza sull'Isola di Kos in Grecia è stata un'esperienza straordinaria che si è suddivisa in varie fasi.

Per me, era il primo viaggio interamente organizzato da un tour operator, partivo scettica e seppur da subito avevo sentito l'agio di non dover pensare a nessun piccolo dettaglio, avevo paura che mi sarei ritrovata in un viaggio fatto di finzione, quelli che sembra di essere all'interno di una recita continua. La verità è che con due bambini piccoli avere un punto saldo mi ha permesso di dedicarmi interamente alla mia famiglia e a quest'isola che ha saputo solo stupirci.

 

Sono arrivata di notte, oltre a qualche luce, non ho visto nulla.

L'indomani la mattina ho scoperto una spiaggia fatta di sassi ed io adoro i sassi al mare, mi ci perdo, li guardo coi loro colori, forme e sfumature e mi immagino la loro forma originale, da dove vengono, cos'erano, quanto hanno viaggiato e mi fanno pensare a noi, al nostro modo di evolverci attraverso le esperienze e la vita. 

 

Come quei sassi anche noi partiamo da una montagna, la nostra famiglia, ci sgretoliamo da essa a volte lentamente, a volte di colpo e il distacco è doloroso. Perdiamo il nostro orizzonte sempre uguale, la nostra base salda, ma mentre rotoliamo sentiamo un certo entusiasmo, libertà spericolatezza, nuovi profumi. A volte ci fermiamo e studiamo l'orizzonte, pensiamo o ci convinciamo che potrebbe essere questo il nostro posto, forse l'abbiamo trovato, ma dopo giorni o anni qualcosa si smuove e rotoliamo nuovamente via per finire in mare, la nostra forma è già cambiata, ci siamo adattati alla nostra condizione di mutazione e rotolando abbiamo smussato gli angoli, abbiamo perso anche dei piccoli pezzi di noi stessi, doloroso si, ma ora siamo più leggeri. Abbiamo avuto scontri con altri massi, con la terra dura, ma anche con giacigli morbidi e foglie amorevoli. Ma continuiamo a rotolare perché cambiare e crescere vuol dire andare avanti e allora rotoliamo ancora.

Arrivati nel mare cambia tutto, un nuovo mondo, nuove realtà. Il viaggio non finisce mai, il cambiamento è infinito, poi un giorno come un sassolino  liscio e perfetto finiremo su una spiaggia, dove una dolce bambina ci troverà definendoci diamante, pietra preziosa o tartarughina. Qui potremmo scegliere, lasciare il mare, immersi nel calore di quella manina, scoprire un nuovo mondo oppure lasciarsi scivolare via e proseguire il viaggio per diventare un giorno un minuscolo granello di sabbia o chissà cos'altro.

 

 

I sassi sulla spiaggia di Kardamena mi hanno raccontato questo viaggio ed io mi ci sono riconosciuta. 

 

Abbiamo studiato molti sassi e ci hanno davvero stupito coi loro colori e forme assurde.

Il mare era freddo, un freddo che in Italia non ho mai trovato, era rigenerante, un freddo che avvolgeva il corpo, ma non lo penetrava.

La vera Isola di Kos si è svelata a noi quando ci siamo avventurati a girarla tutta. 

Abbiamo notato subito due cose: gli animali al pascolo legati per le corna sotto il sole cocente e ulivi, ulivi ovunque, selvatici e non, distese infinite. Essi crescono ovunque, tra le rocce, su ripidi pendii. 

Ci si è presentata un'isola cruda, brulla ed assetata. Casa abbandonate, mai finite di costruire di fianco a ville da vacanza di lusso. 

Salendo sulla montagna, tra recinzioni per le capre fatte di vecchi reti la letto, ossa, corde e di tutto un po' e ulivi dalle forme disinvolte ci siamo trovati davanti una vallata, la vallata più calda e accogliente che abbia mai visto, calda come l'abbraccio della mamma la mattina quando infreddolita mi infilavo nel suo letto, lì ho sentito che quell'isola cruda e arida, piccola e dispersa nel Mar Egeo aveva tutto, amava le sue persone e loro amano lei. Tutte le mattine mi alzo e vedo vallate toscane che mi fanno sentire quanto è infinito lo spazio che occupiamo e quanto è bella la terra, ma lì era una realtà più dura, meno romantica ma vera,  racconta di pelle secca e di sole che brucia, odore di mare e polvere. Non ci sono foto di ciò che vi racconto perché mi perdo nei dettagli, così ho fotografato la capra e non la vallata. 

Forse vi aspettavate un racconto di viaggio, dove mangiare dove andare, invece è stato un viaggio di pensieri e sensazioni. Non mi rimane nella memoria il sapore del cibo, ma il freddo del mare, il calore, il forte vento, quello che porta via tutti i pensieri e ti sussurra che conta solo quel momento, non esiste altro al mondo che mi riposta al presente e mi risolleva come il vento. 

Se devo parlare di cibo voglio parlare del caffè greco, colato e col fondo della tazza colmo di densa polvere è qualcosa di inesprimibile. Non voglio togliere nulla al buon espresso, o meglio, alla buona moka di casa nostra, ma il caffè greco è vero. Sa di caffè è puro, schietto e sincero, non camuffa nulla, il suo sapore mi ha ricordato i profumi lontani della infanzia in Africa, se non avessi avuto con me due figli pronti a distruggere il ristorante al "via" del loro ribelle interiore, mi sarei assaporata quel caffè lentamente anche per una decina di lunghi minuti di amaro piacere.

 

  A Kos tutto parla di tempo e di spazio, i pensieri trovano ampi luoghi dove vagare e il qui ed ora è costante, una farfalla sempre pronta a svolazzarti davanti agli occhi per farti tornare presente.

 

Se andrete mai a Kos prendete e vagate, vi donerà quanto può!


Serena                                                                                                           31 luglio 2017